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Società |
È un'escalation iniziata nel 2005
"Siamo riusciti a creare un senso d'appartenenza e di attaccamento alla maglia. Ben riposta la fiducia a Filippo Frati"
di Federico Moglia
Siccome Angelo Barocelli non è né scaramantico né superstizioso ha accettato volentieri di tracciarci un bilancio della stagione del Rugby Noceto, anche
se è ancora tutta da giocare, anzi, proprio le tappe più importanti devono ancora essere percorse.
Presidente, il vibu noceto per il secondo anno consecutivo chiude il campionato in testa alla classifica e, come l’anno scorso, si appresta a disputare le semifinali per entrare in Super 10.
“La differenza è che lo scorso anno le abbiamo disputate come prima dell’A2 e quest’anno come prima dell’A1, piazzamento che è giunto al termine di un campionato ancora più esaltante dello scorso anno in quanto di livello
tecnico ben superiore e per il fatto che eravamo una neopromossa.
La semifinale che in doppia partita ci mette contro il San Gregorio, probabilmente dovrebbe essere più abbordabile che il Prato dello scorso anno, ma sono certo che nessuno prenderà sottogamba l’impegno e, come sempre, i nostri ragazzi daranno ancora una volta il meglio di sé stessi”.
Come si è arrivati a questo obiettivo?
“Un’escalation iniziata nel 2005 quando abbiamo ricostituito a Noceto una compagine seniores, ripartendo dalla serie C con i nostri ragazzi. A loro abbiamo esposto con chiarezza che il nostro progetto era di riportare in tempi
brevi Noceto ai vertici del rugby italiano. Penso che la promessa sia stata mantenuta, nei tempi e nei modi”.
Quali sono questi modi, esiste una filosofia che sottende allaprogrammazione?
“Innanzi tutto siamo stati in ogni momento coerenti alla nostra storia. Abbiamo fatto innesti ponderati di giocatori provenienti da fuori o dal nostro interland societario, inserendoli nel contesto di una base di giocatori nati o cresciuti rugbisticamente a Noceto. Questo ha significato creare un senso d’appartenenza, un attaccamento alla maglia che forse in altri sport è difficile trovare”.
Aspetto che spesso anche Pippo Frati ha sottolineato. Davvero secondo lei è stata l’arma in più?
“La nocetanità, ormai da quasi quarant’anni, è alla base dei risultati del Rugby Noceto, nel bene e nel male. Questo vale per i giocatori, per i tecnici e per i dirigenti che, dal primo all’ultimo, sono tutti volontari. Per questo la responsabilità di fare il salto di qualità più importante e più difficile, l’abbiamo affidata a Filippo Frati, nocetano doc, che ha conquistato due primi posti in due campionati consecutivi. Direi che la fiducia è stata ben riposta: la squadra ha
fatto progressi notevolissimi anche dal punto di vista tecnico, tanto che oggi è paragonabile ad una orchestra diretta da un grande maestro”.
I settori giovanili come sono andati?
“Il Rugby Noceto, come poche altre società, ha sempre spinto l’acceleratore sui settori giovanili e quest’anno i risultati non sono mancati. L’under 20 solo all’ultima giornata è stata scalzata dal quarto posto che avrebbe consentito le semifinali per il titolo italiano, superata per soli due punti dalle solite note: Petrarca, Lazio, Treviso e Viadana. L’under 18 sta completando la sua stagione nel girone di finale del campionato di elite. Due partite e due vittorie: se continua così, le speranze per arrivare alla finale per il titolo italiano si fanno più concrete. Infine, entrambe le squadre under 16 sono in lizza per disputare il girone finale per essere promosse in elite di gruppo 1”.
Facendo tutti gli scongiuri del mondo, se il noceto dovesse arrivare al Super 10, continuerà a seguire lo stesso modello di programmazione?
“Assolutamente si: valorizzazione del vivaio dalla base, valorizzazione dei giovani nel momento cruciale della loro crescita sportiva e, per la prima squadra, l’innesto di tre, quattro giocatori che vengono da fuori, scelti perché
facciano la differenza. Sicuramente l’identità nocetana sarà ancora conservata, qualsiasi sarà il campionato al quale parteciperemo il prossimo anno”.
Dal n. 30 di "Mondo Ovale"
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